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Politica monetaria

Nella nostra nuova economia, tutti gli Operatori hanno le medesime necessità di base che consistono fondamentalmente nell’aspettarsi un tenore di vita più che dignitoso, per vivere ottimamente il presente ed auspicare un promettente futuro per sé e per i propri cari.
Non tutti gli Operatori hanno però le stesse entrate monetarie, visto che queste dipendono dalla specifica attività svolta e dalla personale attitudine. Chi ha incassi cospicui, non bilanciati da uscite adeguate, tenderà a vedere ingigantire i propri conti. È previsto, è possibile e lecito ma il sistema dovrà cercare di disincentivare questa condizione in quanto, “moneta ferma è moneta assente”.

Non ci si può però dedicare scientificamente alla sola tassazione patrimoniale, ma all’incentivo verso lo sviluppo di una visione della società che cerchi di mettere il profitto monetario nella giusta priorità nella scala dei valori fondamentali ed agevoli l’evoluzione individuale sul piano etico e morale. Si tratta, in buona sostanza, di rivedere i valori fondamentali a cui siamo attualmente votati.
Nel sistema di credito naturale, chi lavora di più e quindi incassa di più, lo fa nell’ottica di offrire maggiori e migliori servizi alla sua Comunità.
Il fine non può essere l’accumulo di moneta perché più se ne produce, più se ne deve spendere e più bisogna, daccapo, lavorare.
D’altro canto, chi lavora meno ha sicuramente meno moneta a disposizione e probabilmente dovrà iniziare a darsi da fare, offrendo propri prodotti o servizi, ma può anche decidere di vivere più mestamente, con la sicurezza di avere accesso comunque a beni e servizi fondamentali garantiti, improntando la propria esistenza su una visione lavorativa meno impegnativa.

Una politica ben affinata, dovrà tendere a disincentivare il surplus di lavoro dei primi ed incentivare il maggior impegno dei secondi, favorendo un bilanciamento ottimale in cui, oltre alle attività prettamente lavorative, evolvano quelle di maggior valore sociale definibili come svago, divertimento, socializzazione, amore, discussione, confronto, cultura, integrazione, studio, creatività, pace, politica, ecc..

Affiniamo il concetto
Cerchiamo di studiare l’applicazione di questi concetti, ipotizzando un Operatore di esempio che conduca un’azienda dove i suoi tre figli, grandi e grossi, svolgano un’ingente quantità di lavoro fisico.
Questi, ogni giorno tagliano e disboscano, ammucchiando metri e metri cubi di legna molto apprezzata dalla comunità. Mettiamo pure che l’inverno rigido agevoli la vendita di questa legna con la conseguenza che l’azienda, senza troppo sforzo, incassi più del necessario al pagamento degli stipendi dei tre figli, alla manutenzione delle attrezzature e al pagamento delle utenze. Insomma, tolte tutte le spese, per una sorte benevola, questa azienda ha un conto molto cospicuo.
Sappiamo che ogni giorno, 1000C di deposito pagano 0.33C in “deperimento” che equivale a 10C al mese o 120 all’anno. Se questa azienda ha un conto con giacenza media di almeno 4000C, ogni mese si vedrà sottrarre 40C.

L’entità del prelievo è configurabile e se ne può discutere ma il quesito è: 40C su 4000 sono tanti o sono pochi? Questa tassazione assolve allo scopo prefissato?
Mettiamola in questi termini: se il titolare è convinto che questo scotto sia irrisorio rapportato alla cospicuità del conto, tenderà a mantenere questa quantità di Crediti sul suo conto senza timore di patire danni, comunque considerando che dovrà mantenere quello sforzo lavorativo costante e che l’ammontare disponibile verrà utilizzato e reimmesso in circolazione sotto forma di pagamento stipendi, bollette e tutte quelle voci utili che abbiamo visto precedentemente.
Una certa quantità di Crediti detenuti sul conto di un Operatore che produce tanto lavoro, sono da ritenere fisiologici e non dannosi per la buona tenuta del sistema quindi ben venga per tutti se questo Operatore, manterrà la capacità di fornire legna di qualità alla comunità, provvedendo alla circolazione della moneta e detenendo in giacenza una riserva monetaria adeguata.

Alziamo il tiro. Nel caso che l’azienda producesse il triplo del lavoro, per cui sul conto fosse costantemente detenuta una giacenza tripla della precedente, ammontante perciò a 12.000C, il deperimento mensile ammonterebbe a 120C. Potrebbe anche in questo caso valere la stessa considerazione e continuerebbe il titolare a ritenerlo trascurabile e sopportabile?

Certo, un’azienda che incassa molto è un’azienda che produce e quindi lavora (fatica degli operai ed usura dei macchinari) molto. Se il ritmo è sostenibile, ben venga per loro finché sono giovani perché, in fondo con le loro tasse stanno sostenendo le casse della comunità e se vendono molto è perché gli altri Operatori comprano molto.

Tanto quei Crediti frutto di molta fatica, saranno spendibili solo all’interno del circuito. Ma giunti alla soglia di un certo benessere accettabile, se le sostanze sul conto sono cospicue e la moneta deperibile non può essere ulteriormente spesa in acquisti inutili, quanto tempo potrà passare finché qualcuno dei lavoratori comincerà ad ambire ad un rallentamento in cambio di maggior tempo libero?

“Affrancarsi dall’obbligo di lavorare per l’intera vita,
è l’obiettivo auspicabile di una buona Politica”

Inoltre, se l’affare fosse realmente redditizio e quell’azienda non godesse del monopolio della legna, ingolosirebbe sicuramente altri ad organizzare il medesimo commercio così che i guadagni sarebbero spalmati su più fronti. Si chiama concorrenza, baby!

In aggiunta, ad un momento d’oro (inverno rigido), potrebbe seguirne uno meno favorevole e le dinamiche variare anche sensibilmente.
Una politica monetaria ben condotta può ulteriormente calibrare i parametri, istituendo ad esempio delle aliquote di deperimento crescenti (proporzionali, a scaglioni, logaritmiche, esponenziali) al crescere della giacenza in conto, così da ottimizzare le dinamiche desiderate e quindi disincentivare l’accumulo. Sono talmente varie le possibilità, che esulano da questo testo.