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CAPITOLO 5

quanto vale 1 Credito

Dopo tanto argomentare nel merito del funzionamento del Sistema di Credito Naturale, è arrivato il momento di scoprire finalmente quanto vale 1 Credito.

Il valore che scopriremo tra poco è frutto di un metodo originale, pensato appositamente per “monetizzare” il valore derivante dall’energia umana! Questo concetto intende introdurre la capacità che un essere umano può esprimere, portandola in beneficio all’interno della comunità in cui agisce e rivendicandola come valore idoneo allo scambio. Non è quindi un mero copiaticcio di altri sistemi, con i quali il confronto sarà purtroppo esercizio didattico inevitabile, ma è frutto di una rivoluzione culturale coerente con l’intento, ben dichiarato fin dall’inizio di questo trattato, di dar vita ad un circuito monetario sorretto dall’energia degli stessi partecipanti.

Siamo oramai liberi di affrancarci da quell’attività preminente che riempie le nostre vite fin da ragazzini. Quella che ci è stata metodicamente tramandata dai nostri genitori, i quali l’hanno appresa dai loro e che ha generato dottrine di insegnamento e scienze più o meno esatte.

Ci riferiamo all’accaparramento del denaro, il cosiddetto Risparmio agognato quasi più dell’aria. Il tentativo inutile di stoccaggio perenne che dura dalla giovinezza fino alla morte che, tanto, se non sei un eletto ereditiero o un criminale, rimarrà un sogno che non riuscirai mai a realizzare, occupando però la totalità della tua vita a rincorrerlo.

Denaro metallico, cartaceo o digitale, ricevuto deo gratias, in base a rubinetti più o meno aperti da chi siede sul trono di comando, che della moneta che tu brami, non sa che farsene.

Oggi possiamo spodestare quel sistema, cambiando completamente i punti di riferimento del potere in gioco. Nel nuovo paradigma, dietro l’emissione di ogni quantità di Credito, non c’è un Ente centrale ma un collaterale che ne garantisce il valore. Chi riceve il Credito, gode del diritto di avere garantita una risorsa “reale” in controvalore dell’impegno assunto dal cedente.

A differenza delle monete a corso forzoso che non prevedono la convertibilità in Oro, il Credito permette la convertibilità in Energia vera, sotto forma di un bene o di un servizio, perciò di un Lavoro. Questa sua principale caratteristica permette di vedere dimostrato finalmente il terzo ed ultimo punto enunciato all’inizio, secondo cui il Credito ha una caratteristica che lo pone superiormente alla moneta, laddove avevamo detto che la sovrapproduzione non è possibile perché il sistema è autocontrollante.

L’operatore che emette molto credito (ammesso che gli sia permesso) deve lavorare molto o disporre di molta “energia o risorse” con cui ripianare il proprio debito. In pratica, è come se la Banca Centrale Europea, dopo aver immesso mille miliardi di Euro nel circuito monetario (1.000.000.000.000€), fosse poi tenuta a lavorare per ripagare il peso di quell’emissione. Ve lo potete solo sognare naturalmente!

Non lo farà mai, ma se fosse operante nel nostro Sistema, sarebbe tenuta a farlo, pari tra pari!

Noi adotteremo un sistema di misura molto diverso, ma tanto distante dall’euro che ci costringerà inizialmente ad uno sforzo mnemonico, ma non maggiore di quello cui fummo costretti, quando accettammo il cambio di 1€ contro 1936,27 Lire.

Iniziamo finalmente le danze e cominciamo perciò col dare un valore al nostro lavoro, stabilendo che un’ora di lavoro tipica equivale a 100C.

 

Ecco qual è l’equivalenza: 100 Crediti = un’ora di lavoro tipica.

 

Ma che razza di entità rappresenta un’ora di lavoro tipica?

Definiamola: per “ora di lavoro tipica” intendiamo un periodo di 60 minuti, dove 50 sono di lavoro effettivo ed i restanti 10 sono di recupero (o riposo).

 

Ora di lavoro tipica (60 min) = lavoro effettivo (50 min) + recupero (10 min)

 

1 Ora di lavoro tipica = 100 Crediti

 

Bene. Ci sono un po’ di elementi da discutere. Diciamo subito che questa distinzione tra ora tipica e lavoro effettivo, è solo esercizio di definizione che sarà abbandonato in queste stesse righe.

Un’ora è un’ora anche nel nuovo paradigma e finché non cascherà il mondo sarà sempre di durata pari a 60 minuti. Ma la precisazione inerente alla durata di 60 minuti comprensivi del riposo è però necessaria e giustificabile da almeno due motivi:

  • il primo è dovuto ad una questione tecnico/numerica, intesa come necessità di trovare uno stratagemma per far coincidere i sottomultipli di un’ora con i sottomultipli dell’unità presa a riferimento che ammonta a 100C;
  • il secondo è di carattere etico. I dieci minuti di pausa sono adottati e irrinunciabili in qualsiasi attività lavorativa, anche se non espressamente contemplati. Anche se non fruiti in unica soluzione. Il muratore che si accende la sigaretta, sfruttando una pausa permessa dalla betoniera che intanto sta impastando o il garzone del bar che telefona alla fidanzata in un momento di scarsa affluenza o l’impiegato in ufficio che non sta sicuramente con l’asciugamano a tergersi il sudore copioso o l’insegnante che passa da un’aula, a far lezione in un’altra. Tutto questo può determinare che una giornata di lavoro sia pagata, presupponendo che ogni ora di lavoro da 60 minuti preveda un’attività effettiva di 50 minuti. E questa ha un prezzo di riferimento di 100C.

 

Attenzione alle definizioni: il prezzo di riferimento appena citato è un prezzo simbolico che serve a dare un’idea delle grandezze in gioco, ma il prezzo realmente pagato può essere ben diverso perché frutto dell’accordo tra le parti. Un muratore specializzato in rivestimenti murari ricercati con tasselli a mosaico ornamentali, cercherà di pattuire un prezzo ben più alto di un collega chiamato ad impegnarsi nella posa di un tombino in uno scantinato.

 

Nel sistema ufficiale, quello valutato in Euro, una giornata di lavoro a bassa specializzazione è comunemente ritenuta composta di 8 ore e pagata circa una cinquantina di Euro. Possiamo quindi mutuare questo valore nel nuovo Sistema, decidendo di dare un valore di 7€ ad un’ora di lavoro.

 

È un congruo prezzo di riferimento e lo adottiamo:

 

1 Ora di lavoro tipica = 100 Crediti = 7€

 

Nella tabella seguente sono riportate le comparazioni tra i due ordini di valori, si noti che:

– le prime due colonne rappresentano i periodi di tempo;

– l’ultima colonna rappresenta i valori un Euro;

– a fare da unione tra le due, la colonna al centro riporta gli equivalenti valori in Crediti.

Scopriamo così che il valore di 1 Credito equivale alla paga di ½ minuto di lavoro svolto; direi che è valsa la pena, leggere un libro intero per avere finalmente la risposta alla domanda posta all’inizio: Quanto vale 1 Credito? Trenta secondi di lavoro! Contenti?! 😉

Qual è il motivo della scelta di questo ordine di grandezza e perché invece, non si è scelta l’equivalenza 1 credito = 7 euro? Abbiamo fatto questa scelta perché ci permette di eliminare l’uso dei decimali e diffondere l’abitudine a dare un valore cospicuo alle cose.

 

Tanto per fare degli esempi pratici, elenchiamo un po’ di generi e servizi, valorizzandoli in crediti ed euro e, per curiosità, a che sforzo lavorativo teorico, sarebbero corrispondenti:

N.B. le conversioni in C restituiscono risultati con decimali che opportunamente arrotondiamo all’intero più vicino, non ce lo vieta nessuno! Giusto la colonnina del benzinaio potrà contemplare i decimali, così come certe scritture contabili

Vediamo quindi cosa ci rimane dopo questa ridda di equivalenze.
Intanto, è bene ricordare che quando fummo catapultati, da un giorno all’altro, dalla Lira all’Euro, passammo i primi tempi a confrontare i nuovi prezzi con i vecchi. L’esercizio principale era lo sgomento e la confusione per i continui innalzamenti di prezzo cui erano soggetti tutti i prodotti che sembrava quasi che qualcuno avesse tolto le catene alla pazzia.
Ma ad un certo punto realizzammo che era inutile confrontare continuamente con il vecchio conio e cominciammo a ragionare direttamente in euro. Chi ha superato i trent’anni sa bene a cosa mi riferisco. Oramai comprendiamo benissimo che 2€ per un Kg. di pane è un prezzo esorbitante, anche se non dovessimo più ricordare che quel genere costava circa 1.200-1.400 Lire/Kg. (0,60-0,70€).
Abbiamo ormai preso l’abitudine con quest’ordine di grandezza. Chi ha meno di 30 anni, questo confronto lo può fare solo per sentito dire, dato che all’epoca frequentava più o meno la prima elementare, non di meno si rende comunque conto che il prezzo è alto. Non deve perciò costituire un problema, adottare il nuovo sistema.
Ci rimane quindi un sistema Sovrano, appartenente agli individui, che offre il potere di scambiare la propria energia, il proprio valore, il proprio tempo, per ottenere benefici reali disponibili sul mercato.
Un sistema auto-gestito e controllato che per la prima volta da secoli, offre la possibilità di affrancarsi dal sistema bancario imperante.


Determinare che 1C equivale a ½ minuto di tempo lavorativo e saperne sostenere il valore, rappresenta il riscatto dell’uomo che si appropria finalmente della Sovranità che la stessa Carta Costituzionale prevede: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sul possesso del denaro, giusto?

“Il tempo è denaro”,
ci hanno insegnato a ripetere come pappagalli per generazioni!
Cari soloni, forse neanche sospettavate quanto foste nel giusto!
Il Lavoro che rappresenta il vero valore di scambio,
è il riscatto contro il sistema che ci ha convinto che non ci sarebbe denaro per pagare il lavoro!

Impossibile frodare il Tempo! Replicare una giornata di lavoro! Non si possono spendere due ore di lavoro, in un’ora di tempo!

Questa unità di grandezza è talmente universale che è accettabile anche e soprattutto in caso di crollo di tutte le altre monete.

Se domani venisse divulgato un qualche dispositivo free-energy che, letteralmente, disintegrasse in un sol colpo tutta l’economia che gira intorno alle attuali fonti di approvvigionamento fossile, quanto varrebbe allora un dollaro, il cui valore è garantito dall’obbligo di comprare il petrolio con quella moneta?

Di conseguenza quanto varrebbe un euro? Meno di zero. Carta straccia. E come farebbero le persone ad assicurarsi quegli scambi che oggi ci sembrano così scontati?

Il vostro panettiere accetterebbe la vostra carta colorata priva oramai di alcun valore, per cedervi un bene prezioso come il pane, oppure gli cadrebbe l’occhio sul vostro luccicante orologio (se ancora ce l’avrete, reduce dalle battaglie del giorno precedente)?

In questa ipotesi, è probabile che inizialmente si tenterebbe ad attuare una sorta di baratto ma, alla lunga, sappiamo bene che non può funzionare, sia perché non è agevole sia perché verrebbero presto a mancare i beni idonei allo scambio, dando inizio alla sottrazione reciproca di quanto si ritiene irrinunciabile e dare avvio alla miseria nera.

Ecco quindi che potrebbe cominciare ad essere accettata una nota di credito che vale come promessa di ricambiare un valore. Il panettiere cede ai suoi clienti 20 kg. di pane, ricevendo complessivamente 300 minuti di controvalore lavorativo. Corrisponde a una monetizzazione di 600C che equivalgono alle vecchie 42€. Il molino, alla stessa maniera, potrebbe accettare una nota scritta e garantita dal lavoro del panettiere, in cambio della fornitura di farina.

È quindi importante auspicare un punto fermo: il lavoro, i beni ed i servizi possono essere svolti, forniti e prestati in garanzia della solvibilità di un credito autogenerato dall’individuo, anche in mezzo all’emergenza estrema. Figuriamoci in condizione di normalità. Se il circuito monetario che viene così costituito, è partecipato da un numero limitato di operatori che reciprocamente stimano di riconoscersi una sufficiente fiducia, la garanzia della solvibilità sarà data per scontata.

Diversamente, se il circuito si allargasse a molti più operatori, per cui non fosse più possibile determinare la cieca fiducia reciproca, diverrebbe necessario istituire un organo preposto al controllo dell’emissione e al monitoraggio della circolazione.

Ad ogni modo, mai e poi mai, si sentirà la necessità del mago-banchiere che abbia l’esclusiva magia di creare denaro dal nulla.